vino nella cultura italiana

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“L’uomo si distingue dagli animali perché fabbrica e consuma prodotti alcolici”.

Forse un po’ azzardata l’affermazione del filosofo Tullio Gregory, che si occupa di studi sull’Alto Medioevo, però meglio esemplifica il ruolo che riveste il vino nella cultura italiana, parte integrante da secoli.

Il vino, e al suo pari l’olio, rappresentano due prodotti o per meglio dire due simboli da sempre presenti anche nei riti liturgici e pagani.

In generale la civiltà mediterranea è segnata dalla coltivazione della vite, una storia che si sussegue già da molto prima dell’Impero Romano.

Il vino si carica di simbolismi dall’epoca di Noé, ovvero il primo uomo che sopravvive dopo il diluvio.

Nella mitologia greca Dioniso era la divinità associata al del vino, a Roma Dionisio prende il nome del forse più conosciuto Bacco.

Gli italiani hanno poi dedicato tante cure e attenzioni alla coltivazione della vite facendo sì che oggi il vino italiano venga riconosciuto nel mondo come un’eccellenza.

Epoca Romana

Gli Antichi Romani erano dei grandi consumatori di vino e, chiaramente, anche dei sapienti produttori.

strada del vino nella cultura italiana

 

Tutti erano soliti e potevano bere vino, dall’imperatore allo schiavo.

E Bacco era la divinità venerata associata al vino e alla vendemmia, spesso raffigurato con una coppa di vino in mano.

Quando Roma iniziò la sua espansione e incrementò gli scambi commerciali, la ricchezza divenne abbastanza diffusa e iniziarono a comparire per le strade le taverne, dove veniva servito vino caldo e pietanze già pronte.

Durante i banchetti e prima di iniziare il pasto veniva sorteggiato un magister bibendi, colui che doveva astenersi dal bere per poter miscelare il vino con le giuste quantità di acqua, che potevano essere a cinque, ovvero tre quarti di acqua e due di vino, oppure a tre, formata cioè da due parti di acqua e una di vino.

Venivano serviti prima i vini di ottima qualità per poi finire con quelli più scarsi.

I commensali erano soliti miscelare il vino con il miele, ma anche con altro: pece, cloruro di sodio, profumi.

Ogni occasione era buona per fare un brindisi.

È ai militari romani che si deve l’esportazione della vite nel resto dell’Europa, nelle famose zone vinicole della Loira e dello Champagne.

Il medioevo

Inizia il periodo buio della storia, per la cultura, per le scienze e per il vino.

L’Impero Romano crolla e con esso la prosperità della penisola, la produzione di vino diminuisce, tanto che ritorna ad essere una bevande per pochi.

Sopravvisse solo nei monasteri e nei riti liturgici.

Col passar del tempo e soprattutto con la nascita dei castelli, circa il X secolo, iniziarono a diffondersi intorno alle mura la coltivazione di vigne pregiate.

Il vino iniziò ad assumere non solo il ruolo di bevanda ma anche di farmaco



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Il Rinascimento fino ai giorni nostri

Dopo l’eclissi verificatasi con il Medioevo, il Rinascimento segna un nuovo inizio.

La cultura ritorna ad essere presente e lo fa con grandi nomi: Leonardo da Vinci, Machiavelli, Galileo, solo per citarne alcuni e di conseguenza anche il vino ritorna sulle tavole.

E le raffigurazioni dell’epoca non mancano.

L’”Ebrezza di Noè” di Michelangelo nella Cappella Sistina, il “Bacchino Malato” di Caravaggio che tiene in mano dell’uva e lo si può ammirare presso la Galleria Borghese di Roma, ancora il “Baccanale degli Andrii” di Tiziano oggi custodito presso il Museo del Prado di Madrid.

In questo periodo iniziano le grandi produzioni di vini famosi ancora oggi non solo nel nostro paese ma anche all’estero.

È nell’ottocento che numerosi studiosi iniziarono a mettere a punto le tecniche enologiche fino a quel tempo conosciute, sperimentandone di nuove e introducendo innovazioni.

È il periodo in cui Camillo Benso Conte di Cavour, insieme ai marchesi Falletti iniziarono la produzione del Barolo, lo stesso più o meno che ancor oggi beviamo e conosciamo.

Mentre in Toscana, il barone Ricasoli produce il famosissimo Chianti e in Piemonte il signor Carlo Gancia comincia la produzione dello Spumante, ancor oggi considerato un classico.

Il ‘900 si è contraddistinto per l’avvento di numerose malattie della vite, come la filossera, che ha distrutto ettari su ettari di vigneti, pregiudicando seriamente varie vendemmie.

Anche se tale malattia ha dato un forte impulso all’esportazione.

In America, soprattutto in California, in Argentina e in Cile si inizia a produrre vino e anche di qualità.

Non sono da meno paesi come il Sudafrica, l’Australia e la Nuova Zelanda.

A seguito della globalizzazione del vino se così lo si può definire, ci si è scontrati con una maggiore tutela dei prodotti, introducendo una varietà di acronimi per indicare marchi e regolamenti rigidi, che ne preservassero l’autenticità del lavoro e si susseguono le varie DOC – DOCG – DOP.

Sempre in questi anni nascono sul territorio scuole di sommelier nonché per assaggiatori di vino, contribuendo ad alimentare una cultura sul vino ancor più sofisticata.



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Il vino nella cultura italiana: dalla musica al cibo

Facendo parte da millenni nella storia dell’uomo e intrecciandosi ad essa, lo ritroviamo nell’arte così come anche nella musica.

Dalla più celebre e popolare “La società dei magnaccioni” ad alcune composizioni della Bandabardò “20 bottiglie di vino” ma anche la ballata “Ubriaco canta amore”.

Come dimenticare “Che cos’è l’amor” di Vinicio Capossela in cui il protagonista è per l’appunto il re della cantina.

O ancora il famoso cantautore Guccini che al vino ha dedicato molti testi, come “Canzone delle osterie di fuori porta”.

Un legame davvero potente e speciale che lega il vino alla canzone italiana e in generale attraversa tanti aspetti della vita dell’uomo.

Ed è forse per tutti questi motivi che per un italiano bere vino è qualcosa di più.

Si deve educare al vino

Non solo per distinguere da cosa vale la pena bere e cosa no, ma anche per evitarne gli eccessi che possono provocare ubriachezza e trasformare una bevanda da toccasana a nociva.

Il vino è un potente antiossidante e in piccole quantità ci protegge dal colesterolo cattivo e migliora la circolazione del sangue.

È così che diventa un valido alleato della oramai famosa in tutto il mondo dieta mediterranea, nel 2011 riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Alcuni elementi, presenti soprattutto nel vino rosso, come i polifenoli, i tannini e il resveratrolo, apportano notevoli benefici al nostro corpo.

Le combinazioni vino-cibo sono infinite, perché molteplici sono i tipi di vino così come molteplici sono i piatti della cucina italiana.

E non solo, il vino è anche un ingrediente della cucina, che riesce a dare quel tocco in più a tante pietanze, sia esso bianco o rosso.

Insomma, bere vino non è uno status, non è dimostrare qualcosa agli altri è culturale e per questo anche difficile da spiegare usando le parole.

Fa parte della cultura italiana ed è intrinseca all’uomo stesso per cui non possiamo far altro che alzare i calici e brindare!

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